http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.it/2012/05/informationguerrilla-no-aumento-atac.html [Roma] - Aumento del biglietto Atac. Proteste e "salti del tornello" in tutta la città Obliteratrici sigillate e siliconate, “salti al tornello”, manifestazioni e sit-in di protesta e la sede Atac di via Prenestina “assediata”. Così Roma ha accolto oggi il rincaro delle tariffe, che innalza il costo dei biglietti a 1,50 euro. Riuniti sotto la sigla “ACAB” (Attivi Contro l’Aumento del Biglietto), studenti, lavoratori e precari, “stanchi dei tagli ai propri salari”, hanno dato il via alle proteste già dalle 6 e 30 del mattino alla fermata della linea A Subaugusta; in un comunicato diffuso in mattinata ACAB spiega: “le obliteratrici sono state sigillate e siliconate, sono stati attaccati ovunque adesivi contro il carovita e con lo slogan 'Atac gratis' e infine, onde evitare un disservizio all'utenza, sono state aperte le uscite di emergenza per far affluire la grande ondata di gente che, già alle prime ore del mattino, stava riversandosi sulle banchine. L’azione - prosegue il comunicato - dimostra l'indisponibilità della cittadinanza a ripianare i bilanci in rosso della giunta Alemanno con un aumento dei costi di servizi che dovrebbero essere un diritto libero di ogni cittadino; occorre riaffermare, anche attraverso la mobilitazione e l'azione diretta di sabotaggio delle macchinette obliteratrici, un principio fondamentale: il trasporto pubblico è un servizio sociale e non una merce qualsiasi”. L’Atac intanto ha annunciato di aver presentato già ieri una querela alla Procura della Repubblica, ipotizzando il reato di istigazione a delinquere e istigazione a disobbedire alla legge contro coloro che incoraggiano i cittadini a evadere l’obbligo di pagare il biglietto. Ma se per i romani - che già ieri avevano “bocciato” l’Atac con un sondaggio che dimostra che il 93% degli utenti ritiene “scadente” il servizio offerto - l’aumento delle tariffe è una “vergogna”, il primo cittadino, Gianni Alemanno, ritiene che “passare da 1 euro a un 1,50 non è una vergogna, è un fatto di sostenibilità dei costi”. Immediata la replica di Fabio Nobile, segretario Pdci-Fds e consigliere regionale: “al contrario di quanto pensa e dice il sindaco Alemanno, l'aumento dei biglietti per il trasporto romano è molto più che una vergogna. È uno scandalo che ai cittadini venga chiesto di pagare di più senza avere nulla di più in cambio, di risanare i bilanci in rosso di un'azienda portata al collasso da questa giunta”. La Federazione della Sinistra di Roma, con lo slogan “non paghiamo i vostri aumenti”, dà pieno appoggio alle mobilitazioni e alle proteste perché, come spiega il suo segretario Fabio Alberti, “si tratta di una giustificata forma di disobbedienza civile nei confronti di una amministrazione comunale e di un governo che premiano i ricchi e colpiscono i poveri”. Alberti annuncia inoltre che la Fds organizzerà “assemblee e iniziative di autoriduzione sparse per la città per riprenderci il diritto alla mobilità, per un servizio pubblico efficiente e di qualità” La mobilitazione intanto inizia ad assumere varie forme in tutta la città, sia sulla linea di superficie (autobus, tram e trenini) che sulle due linee di metropolitana: ovunque, attivisti e comuni cittadini sabotano le obliteratrici, invitano a scavalcare i tornelli e a viaggiare senza biglietto; la protesta viaggia in tutta la Capitale, e presidi spontanei nascono anche alla fermata Roma Nord della Roma-Lido, e nelle stazioni metro di Battistini e Cornelia. Nel primo pomeriggio dal quartiere di San Lorenzo parte anche un corteo diretto alla sede Atac di Via Prenestina: al grido di “Atac io non ti pago” un centinaio di manifestanti blocca i binari del tram, mandando in tilt le linee 5 e 14. “Aumento del biglietto, taglio di servizi e posti di lavoro... Atac, che fai? Io il biglietto non lo pago!”, “Atac bene comune”... Così si legge su alcuni dei cartelli esposti. Intervengono i poliziotti in tenuta antisommossa per sbarrare l’accesso al deposito dei tram, il presidio prosegue senza disordini, e alla fine i manifestanti si rimettono in corteo e liberano la zona. Termina così la prima giornata di mobilitazioni contro l’aumento delle tariffe, e per affermare una nuova idea di mobilità, di trasporto pubblico e di città. Luigi Mazza http://www.controlacrisi.org/notizia/Welfare/2012/5/25/22886-aumento-del-biglietto-atac-proteste-e-salti-al-tornello-in/ ----------------------------------------------- ATAC: IL BIGLIETTO AUMENTA, IL SERVIZIO PEGGIORA. SINDACO, ATTACCATI AL TRAM! “La forte mobilitazione di oggi dei cittadini romani contro l’aumento del biglietto ATAC da 1 a 1,50 euro è pienamente giustificata e non è accettabile che si interpreti come l’iniziativa di qualche gruppetto di giovincelli che scavalcano i tornelli alle entrate delle fermate metro per non pagare il biglietto.” Lo afferma in una nota Claudio Ortale, vicepresidente del Consiglio del Municipio Roma XIX e capogruppo del PRC/FDS. “Alemanno aveva altre strade, se voleva, per non aumentare il biglietto. Ad esempio poteva benissimo lasciare il numero dei dirigenti al tetto dell’ultimo Wolter detto l’Africano, mentre invece ha pensato bene di regalare nuovi ruoli di dirigenza e centinaia di migliaia di euro a testa ai ragazzi del clan. Poteva evitare benissimo - precisa il capogruppo di Rifondazione Comunista FDS - di far lievitare il debito di ATAC con lo scandalo di assuntopoli, dove la stragrande maggioranza degli assunti legati ai suoi discepoli son stati piazzati negli uffici, invece che stare in strada con i mezzi di trasporto pubblico. Poteva farsi dare tutti crediti, o almeno una buona parte, fin qui vantati con la Regione Lazio guidata dalla sua amica Polverini, così da evitare di chiedere i soldi ai soliti fessi.” “Ma tutto questo non è stato fatto e le conseguenze dolorose - prosegue Ortale - sono sotto agli occhi di tutti: autobus sporchi, sopraffollati e sempre in ritardo; velocità media dei bus tra le più basse d’Europa; soppressione delle corse nelle aree periferiche della città; corsie preferenziali pressoché inadeguate e insufficienti. Altro che ROMA CAPITALE!” “Nel Bilancio di previsione 2012, bloccato ormai da settimane in aula Giulio Cesare insieme alla proposta di delibera che regala il 21 % di quote Acea ai soliti padroni della città, per trasporti e servizi connessi, tra spesa corrente e spesa in conto capitale, il totale è di ben 1.390.008.952,99 di euro, che ci dà la misura di quanto le spese per ATAC siano lievitate. Appena nel 2010 erano quasi la metà: 772.499.839 di euro. Continuando con questo tipo di amministrazione del trasporto pubblico locale - aggiunge l’esponente del PRC-FDS - ci troveremmo a breve a dover aumentare di nuovo il prezzo del biglietto! Bisogna cambiare rotta e cambiare Sindaco prima della fine naturale del suo mandato. Altrimenti i danni accumulati negli anni e ancora oggi provocati diventeranno drammatici per tutte e tutti i cittadini che ne pagano e ne pagheranno tutte le conseguenze.” “La mobilitazione contro l’aumento del ticket deve proseguire e proseguirà. Così come la difesa di Acea, bene comune di tutti i romani, deve trovare tutti i cittadini romani al fianco dei lavoratori di Acea s.p.a. che per lunedì prossimo hanno indetto unitariamente 4 ore di sciopero, con corteo che vogliamo raggiunga la piazza di tutti i cittadini: il Campidoglio!” “La lotta per liberare Roma continua. E nel frattempo al sindaco - conclude il capogruppo di Rifondazione FDS - suggeriamo di fare quello che in situazioni particolari dicevano i nostri padri e cioè di attaccarsi al tram.” CLAUDIO ORTALE Vicepresidente del consiglio del Municipio ROMA 19 e Capogruppo PRC FDS ------------------------------------------------------- COMUNICATO STAMPA La Giunta Alemanno a partire dal mese di giugno aumenterà il biglietto del TPL (1,50euro) e gli abbonamenti. La cancellazione degli abbonamenti mensili, comprese le riduzioni per studenti, pensionati e per le categorie di persone con difficoltà, sono gli ennesimi passi verso una ulteriore riduzione del diritto alla mobilità e all’accessibilità alla città da parte di tutti gli abitanti e i pendolari. A Roma il traffico e lo smog attanagliano da anni la vita dei cittadini che impiegano ore per raggiungere il posto di lavoro o semplicemente per muoversi nella città, che pagano per un servizio pubblico scadente con lunghe attese alle fermate, con mezzi strapieni, con poche corsie preferenziali, con una rete su ferro parziale e marginale che copre solo 1/5 del territorio. I mezzi sono vecchi e pericolosi, la sterminata periferia romana è sempre di più marginalizzata e isolata. Davanti a questo disastro Alemanno invece di preoccuparsi del rilancio, della difesa, del miglioramento del Trasporto Pubblico, di diminuire l’inquinamento e salvaguardare la vita e la salute di cittadini e lavoratori, tutela i privilegi di 70 manager incompetenti, con stipendi d’oro per oltre 100mila euro l'anno e la marea di assunzioni clientelari con stipendi da quadri, lasciando gli autisti in un precario sottorganico. Parentopoli e l’incapacità di governo della mobilità hanno portato l' ATAC ad accumulare un debito pari a circa 400 milioni di euro. Oggi il Sindaco vuole riversare i costi del suo malgoverno sui cittadini e sulle fasce popolari aumentando indiscriminatamente il costo biglietto e peggiorando le condizioni di lavoro portando altri tagli al personale, alle linee e privatizzando l’Azienda. Con ogni mezzo a nostra disposizione diciamo e pratichiamo “NOI L'AUMENTO NON LO PAGHIAMO!” Per un trasporto pubblico efficiente e garantito a tutti/e, che tuteli e incentivi l’uso di mezzi pubblici, mantenga le agevolazioni per studenti e pensionati e per le fasce deboli, che tuteli la sicurezza e i diritti dei lavoratori. Ad un anno dal primo importante sciopero metropolitano invitiamo tutti/e all’ASSEMBLEA PUBBLICA di Mercoledi 30 Maggio 2012 ore 17,00 presso i locali di Via G. Galilei,53 (Fermata M Manzoni). Consiglio Metropolitano, Blocchi Precari Metropolitani, Unione Sindacale di Base ATAC-COTRAL, Coord.to Ass.ni del Lazio per la Mobilità Alternativa (C.A.L.M.A.), Associazione Diritti Pedoni-ADP, Comitato No Corridoio RM-LT, USICons, CdQ Torbellamonaca
"Lo Stato è presente!" E' il mantra di tutti gli eventi catastrofici. In fin dei conti, un terremoto è una buona occasione per riaffermare gerarchie di potere. Per cui, quando si presenta l'occasione, la retorica delle istituzioni non manca mai. Ma la retorica fa poi i conti con le leggi, anche quelle, dello Stato e allora si scopre che con un decreto il governo ha chiuso con i risarcimenti ai cittadini colpiti dalle calamità naturali, aprendo la strada alle assicurazioni private.
Si tratta del Decreto Legge 15 maggio 2012 n. 59 che è entrato in vigore il 17 maggio e che reca disposizioni per il riordino della protezione civile, focalizzandosi sulle coperture assicurative contro i danni derivanti da calamità naturale. Il decreto infatti prevede l'estensione della copertura assicurativa sulle calamità naturali nelle polizze che garantiscono i fabbricati privati contro qualsiasi danno.
Un tempismo perfetto, quello del Decreto, che non è ancora chiaro se interesserà gli abitanti dell'Emilia Romagna perché mancano i decreti attuativi. Ma se così fosse chi non ha una assicurazione privata sugli eventi catastrofici non avrà diritto a nessun tipo di risarcimento.
Alluvioni, terremoti e altri disastri naturali sono quindi problemi individuali, o comunque certamente non dello Stato, che in compenso si dichiara sempre presente, soprattutto davanti alle tv. Quello che conta è quindi la retorica mediale: vicinanza alle vittime, vicinanza agli sfollati, ma quando c'è da materializzarsi c'è da tener di conto dei bilanci.
Il messaggio è chiaro. Le casse del Tesoro sono vuote, e non importa se le tasse aumentano sempre di più, gli aumenti servono per pagare i disastri dei banchieri, non dei terremoti. Per quelli ci sono le assicurazioni private ovvero la finanza.
Questo terremoto ha inoltre allungato un'altra statistica quella delle morti sul lavoro: quattro delle sette vittime sono operai morti sul posto di lavoro. Tarik Nauch, 29 anni, Nicola Cavicchi, 35 anni, Leonardo Ansaloni, 45 anni, Gerardo Cesaro, 57 anni, sono gli operai morti sotto le macerie dei capannoni in cui lavoravano, capannoni che si sono accartocciati allo stesso modo dei palazzi e dei campanili del '500.
Bada Nasciufo
nomortilavoro :
Maggio: una repubblica fondata sulla strage
20 MAGGIO
SANT’AGOSTINO (FERRARA) – È un operaio marocchino di 29 anni la vittima causata dal terremoto a Ponte Rodoni, località di Bondeno, poco più di 15 mila abitanti in provincia di Ferrara. Lavorava alla Ursa, azienda di polistirolo espanso, e il suo turno sarebbe terminato alle 5. L’uomo, secondo le prime informazioni, è stato colpito in testa da una trave. Al momento del crollo, che ha interessato il capannone della fabbrica e un silos esterno, erano presenti anche altri operai. Nessuno di loro, al momento, risulta ferito. Lavoravano al reparto monocottura della Sant’Agostino Ceramiche i due operai italiani morti a causa del terremoto che ha fatto crollare il tetto della fabbrica. Le vittime, Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni, avrebbero terminato il loro turno di lavoro alle 6. È stato individuato sotto le macerie il cadavere dell’operaio morto alla Tecopress di Dosso di Sant’Agostino. Gerardo Cesaro, questo il suo nome, aveva 57 anni ed era di origini campane, ma da tempo viveva a Molinella (Bologna). Lavorava nella fonderia da tre anni e avrebbe terminato il suo turno alle 6. Per estrarlo dalle macerie ci vorrà almeno un’altra ora di lavoro da parte dei vigili del fuoco. Intanto sulla zona si sta abbattendo un violento acquazzone. Continue reading →

La fiera dell'idiozia
Quanto consumatosi nelle ultime 24 ore tra rappresentazione del crimine di Brindisi, ipotesi sul movente, identità dell'attentatore/i può ben leggersi come concentrato, al più alto grado, dell'incapacità, stupidità, ignoranza e strumentalità oscena di cui è capace la classe politica nostrana col suo codazzo cortigiano variamente distribuito nel media mainstream .
In un misto di ingenuità e calcolo (dov'è difficile individuare dove finisce l'uno ed inizia l'altra) costoro hanno realmente pensato (sperato) di ricostruire un'impossibile unità nazionale a partire dal più insensato dei gesti.
Qu...
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Brindisi. Unabomber pugliese, bomba gramsciana o machiavellica?
L'inaccettabile attentato di Brindisi, contro un obiettivo mai colpito...
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una manifestazione a Reggio Calabria il 26 maggio
e una campagna per ricostruirlo più bello e più grande di prima
Non ci poteva essere sveglia più triste a buttarci giù dal letto ieri mattina. La notizia che la struttura, che per dieci anni ci ha visto discutere, lavorare, creare, cantare, suonare, crescere, stava andando letteralmente in fumo è stata un pugno allo stomaco, un colpo tremendo. La vista poi di quelle pareti di cemento rimaste in piedi, mentre tutto quello che c’era dentro, sopra, di lato, era stato trasformato in cenere e detriti contorti dal calore, è stato il colpo del definitivo Knock Out.
Ma presto il senso di smarrimento, di confusione, è stato spazzato via dall’incredibile fiume di solidarietà che ci ha sommerso: dal quartiere, dalla città, dall’Italia tutta è stato un continuo chiamare, chiedere, offrire braccia, mezzi, soldi. Un abbraccio talmente caloroso da ridarci immediatamente forza, voglia, combattività. Una vicinanza talmente eterogenea quanto sincera, da essere per noi più legittimante di qualsiasi carta bollata, figlia del riconoscimento del lavoro svolto in questi anni.
“Ricostruire il Cartella, più bello e più grande di prima”, abbiamo detto nel corso di una partecipatissima assemblea, tenutasi ieri pomeriggio, vicino a quelle macerie ancora fumanti. Lo ricostruiremo noi, come abbiamo sempre fatto, con l’aiuto di tutti quelli che sono al nostro fianco, di tutti quelli che dalla Val di Susa a Palermo, dal Friuli alla Puglia, ci stanno dicendo di essere pronti a sostenerci in qualsiasi modo.
Lo ricostruiremo perché non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci a chi, con questo vile atto, pensa di poter chiudere la nostra esperienza, e soprattutto distogliere il nostro impegno politico. Se la mano che ha compiuto questo vile atto è facilmente individuabile nella bassa manovalanza fascista e mafiosa, purtroppo sempre numerosa in questa città, la mente è per noi da individuare nella tanto famosa area grigia, in tutti quei gruppi affaristici, di interesse, che considerano questo territorio una enorme speculazione, e le casse pubbliche bancomat privati. Vorrebbero che tutti i nostri sforzi si riversassero sulla difesa degli spazi, sullo scontro ideologico e sull’antifascismo, senza preoccuparci più della privatizzazione dei servizi pubblici, della svendita del territorio a fini speculativi, della tremenda crisi economica e soprattutto sociale in cui versa la nostra città. Se il fine è questo, hanno sbagliato di grosso!
Il Cartella è stato ferito sì, ma è vivo e vegeto.
Stiamo verificando le condizioni per una manifestazione contro ogni tentativo di far chiudere questa esperienza, per la difesa degli spazi sociali, da tenersi sabato 26 maggio.
Stiamo vagliando, insieme ai nostri tecnici e legali, le modalità per avviare al più presto la ricostruzione della struttura fortemente danneggiata, che sarà sostenuta dal lancio di una campagna nazionale di solidarietà.
Nel frattempo, confermiamo tutte le iniziative già programmate, e diamo appuntamento a tutte e tutti per sabato 19 maggio, per la chiusura delle tre giornate contro l’omofobia che l’ArciGay e gli altri promotori hanno deciso di far tenere al Cartella, e i cui proventi andranno nella cassa di solidarietà per la ricostruzione.
“Voi non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo”
“Potrete tagliare tutti i fiori, ma non fermerete mai la primavera”
-->-- c.s.o.a. Angelina Cartella via Quarnaro I, Gallico 89135 Reggio Calabria http://www.csoacartella.org

Comunicato dei prigionieri di San Vittoreby contromaelstrom |
Comunicato dei prigionieri di San Vittore
Comunicato dei prigionieri del carcere milanese di San Vittore, aprile 2012. Ricevuto e diffuso dalla redazione di OLGa
A chi ci legge:
chi scrive è un gruppo di prigionieri attualmente chiusi a San Vittore.
Si dice: le carceri sono sovraffollate, perciò la condizione delle persone dentro è diventata disumana. Si arriva a chiedere un'amnistia o anche solo un indulto o comunque un atto di clemenza per riportare un po' di umanità nelle condizioni interne.Il governo dice qualcosa di fumoso mentre nel concreto, con il sostegno del parlamento, aumenta le pene in quantità (es: oltraggio, possesso di droga, “spaccio”, recidiva ecc...ecc...) e in tempo di galera. Lo Stato insomma affolla le carceri con delle leggi che criminalizzano atti, comportamenti, scelte imposte dalla crisi ad un crescente numero di persone, immigrate comprese, colpite dal licenziamento, dall'impossibilità di trovare un lavoro, dalle tasse, dal crollo della busta paga ecc...ecc...
riteniamo importante, per contribuire alla conquista di qualcosa di concreto, rivendicare un'amnistia però generalizzata a tutti i “reati”; mettiamo in secondo piano l'indulto perchè, a differenza dell'amnistia, prevede in caso di ri/arresto nei successivi cinque anni il ripristino delle pene condonate.
Vogliamo specificare le conseguenze che rendono ancora più importante la lotta contro la criminalizzazione e la necessità del carcere.
Sovraffollamento delle carceri significa sovraffollamento delle celle, cioè, impossibilità pressoché totale in cella di movimento fisico, d'intimità, di attenzione, rispetto proprio e di chi è concellino (coinquilino strettissimo); un bagno, un rubinetto per sei o nove persone; impossibilità di lettura, studio, scrittura, riflessione; supremazia del rumore addomesticante della tv; l'igiene è un terno al lotto. Sovraffollamento vuol dire anche sovraffollamento del cortile dell'aria dove ginnastica e calcio sono difficili perchè in contrasto con la densità delle persone in piccoli spazi, con l'assenza d'acqua corrente, con i cessi intasati e puzzolenti; vuole anche dire intasamento e ingiallimento spaventoso delle doccie.
A questa situazione va unito, per essere completata, quanto segue:
pestaggi e umiliazioni praticati dalle guardie contro chi non accetta di essere trattato come uno schiavo, come
e meno di un animale; trattamento questo che colpisce in particolare le persone immigrate perchè in generale mancano di sostegno diretto di famigliari e aggravato dall'assenza della lettura, della visione poiché a San Vittore vengono venduti solo giornali e riviste in italiano e la tv diffonde solo programmi in italiano (Mediaset, La7, Rai);la brutale distribuzione della colazione e degli altri pasti perchè compiuta senza mestoli, pinze, recipienti con rubinetti;
la riduzione delle ore d'aria dalle quattro ore al giorno ministeriali a tre, a volte ridotte perchè in quelle ore è compreso il tempo della doccia;
così si è chiusi in cella 2x4 metri quadrati in 5-6 persone per 21 ore al giorno;
spesso i prigionieri catalogati “malati psichici” o comunque da tenere sotto stretto controllo, vengono costretti in una condizione di vero e duro isolamento, senza fornello, impossibilitati a scambiare cibo, parole, una condizione che spesso finisce nella tragedia del “suicidio” - com'è successo nel febbraio scorso anche in questo carcere ad Alessandro Gallelli.
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Del resto queste ultime “malattie” vengono generate da tensioni psicologiche proprie alla coercizione carceraria, aggravate dalla pressione fra prigionieri, fra questi e il comando. In una parola il carcere ammala,
uccide; è tempo di liberarsene.http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.it/2




