non arrivassi in tempo a farlo ci penso adesso.
Direttamente dall'album "Andate tutti affanculo" pensavo di proporvi la " Canzone di Natale" ma essendo una canzone triste e per non urtare la sensibilità dei più, ripiego su un vecchio pezzo di repertorio di quello squilibrato che ha concepito "il ballo della DIGOS".
Auguri e buone feste a tutti
Questo contribuisce a rendermi depressa.
Spesso ho pensato che dovrei tacere definitivamente in uno spazio pubblico che ha molti limiti piuttosto che scrivere due righe o proporre letture-visioni-canzoni che sfiorano i miei pensieri.
Spesso l'ho pensato ma nuovamente oggi scelgo di non tacere e pubblicare un articolo di diversi mesi fa,
per il solo fatto che è bello ritrovare parte dei propri pensieri partoriti e adornati con gusto dalla mente di qualcun altro,
per il solo fatto che è bello condividere spunti di riflessione e di resistenza alla quotidiana depressione.
"[...]Sento in tutto questo depressione, nel modo più tristemente reattivo e meno malato, meno curabile se non con mezzi culturali, quando né i farmaci né le parole di uno psicoterapeuta possono sostituirsi al deserto dello svuotamento. È una depressione da frustrazione, abbandono, inganno (quella dei ragazzi). Ma anche la depressione della ex maggioranza silenziosa, oggi forse minoranza cogliona, discreta perbene e buonista, fallita (la mia). E ancora quella della delinquenza al potere, quando immagino (o almeno spero) che davanti allo specchio miliardario la mattina si debbano pure far schifo, almeno qualche volta.
Ma allora chi non è depresso? gli ipersicuri, ma quelli non ascoltano nessuno, e stanno bene solo con se stessi, quindi alla lunga deprimono gli altri e ricadono dopo il loro tentativo di compensazione, o gli Unti del signore, depressivi anch'essi perché ti impongono anche il tipo di preghiera. Mi resta così l'impressione che l'unico antidepressivo sia il pensiero, la protesta, l'indignazione, la partecipazione (la "Libertà" di Gaber), in una parola la responsabilità di essere se stessi nell'autenticità, al di fuori del compromesso. [...]"
Leggi tutto: Depressione: crisi del presente tra amnesia del passato e negazione del futuro, Carlo Piazza. Pubblicato su Il primo amore
tuta d'ora e piscinina, ti te dominet Milan
sota a ti se viv la vita, se sta mai coi man in man...
Grecia, 1000 fermati, ma la rabbia non si ferma. Filmati poliziotti incappucciati, grave manifestante investita da poliziotto in motohttp://www.youtube.com/watch?v=An7mfupo2
08-12-2009 (agg. alle 16.30)
Questa mattina sembrava tornata la calma in Grecia dopo tre giorni consecutivi di manifestazioni e scontri, ma già a metà mattinata migliaia di persone sono di nuovo scese in strada per assediare i commissariati dove sono rinchiusi alcuni degli arrestati dei giorni scorsi; il blog ‘Polvere da Sparo’ segnala che scontri e cariche della Polizia sarebbero in corso intorno al carcere di Koridallos. Per oggi pomeriggio sono state convocate nuove iniziative di piazza ad Atene alle 19 e Salonicco alle 18 per chiedere la liberazione dell’incredibile numero di persone detenute nei giorni scorsi.
Una quarantina di feriti, nessuno grave, e l’incredibile cifra di mille fermi e 172 arresti è il bilancio provvisorio delle dimostrazioni che si sono rivelate, secondo i dati della polizia riferiti dai media, come la 'prima rivolta locale a livello mondiale': vi hanno infatti partecipato migliaia di giovani e giovanissimi provenienti da ben 26 paesi di quattro continenti, una settantina dei quali sono stati fermati ed alcuni, italiani e albanesi, rinviati a giudizio con accuse che potrebbero costargli 30 mesi di reclusione.
Tra gli stranieri presenti alle dimostrazioni vi erano non solo europei ma anche asiatici, africani e nordamericani. In testa, come numero gli albanesi seguiti da georgiani, ucraini, italiani e tedeschi. Ma dall'Europa sono giunti anche spagnoli, catalani, finlandesi, inglesi, bulgari, lettoni e polacchi.
Il Ministero degli Interni ha ordinato agli agenti di dare la caccia agli attivisti stranieri, per poter dimostrare che gli scontri e i ‘disordini’ sono il frutto di una sorta di complotto internazionale per minare la stabilità e la pace in Grecia. Ma la verità è che i movimenti sociali e politici greci sono stati i protagonisti lo scorso anno della prima vera rivolta di massa e politica contro la gestione della crisi capitalistica da parte dei vari governi europei. Non c’è quindi da meravigliarsi se la tensione politica che si vive ad Atene eserciti una forte attrazione per gruppi e organizzazioni della sinistra radicale di altri paesi.
Ieri è stata di nuovo una giornata di mobilitazione in varie località della Grecia: il sito di Indymedia Atene informa che manifestazioni ci sono state a Lesvos, Lefkada, Paros, Larissa, Veria, Rodas, Chania (Creta), Kalamata Katerini, Zakynthos, Trípoli, Samos, Volos, Eraklion.
Nella città di Kozani i manifestanti hanno occupato il Municipio in solidarietà con gli arrestati e per denunciare la brutalità delle forze di sicurezza dello Stato.
Nella capitale intorno alle 14 di ieri è partita una manifestazione che ha visto la partecipazione di circa 8 mila persone, per lo più studenti medi, universitari, professori e lavoratori della scuola e dell’Università che hanno risposto all’appello dei partiti e delle organizzazioni politiche della sinistra radicale, con il sostegno di alcuni sindacati che hanno proclamato in contemporanea tre ore di sciopero nel comparto della formazione per permettere la partecipazione al corteo che è giunto fino al Parlamento e poi è tornato all’Ateneo principale della capitale ellenica.
Prima e dopo la manifestazione, che si è svolta in modo pacifico, alcune centinaia di giovani incappucciati hanno ingaggiato duri scontri con i reparti antisommossa della Polizia e i nuovi corpi d’elite delle forze di sicurezza - i MAT, inventati dal nuovo governo ‘socialista’ – estendendo la sommossa a tutti i quartieri del centro storico, danneggiando automobili, vetrine e i distributori bancomat di diverse banche. La polizia ha risposto con cariche e lacrimogeni e altri trecento fermi, alcuni dei quali tramutati in arresti.
Contemporaneamente altre centinaia di giovani hanno lanciato pietre e molotov contro la polizia davanti al Politecnico; i giovani sono entrati nel recinto dell'edificio, che dalla mattina era occupato dagli allievi di circa 400 tra scuole e facoltà universitarie di tutto il Paese giunti nella capitale per ricordare Alexis Grigoropoulos e chiedere una punizione dei poliziotti che lo uccisero esattamente un anno fa, il 6 dicembre del 2008.
Ieri scontri si sono verificati anche a Salonicco, nel nord del Paese, e in altre importanti città.
Se l’intensità degli scontri non è paragonabile a quella del dicembre del 2008, ad un anno di distanza e nonostante al governo ora ci siano i socialisti e non più i conservatori di Karamanlis, la rabbia di fronte ad una crisi economica che colpisce i giovani per primi resta fortissima. Così come la stessa sfiducia nel governo e nelle istituzioni di fronte ad una corruzione dilagante che sopprime ogni speranza di cambiamento mentre è enormemente cresciuta, per opera proprio del nuovo governo socialista, la presenza poliziesca e la militarizzazione dei territori e della società.
L’anniversario dell’omicidio del 15enne Alexis ha fatto da catalizzatore a una rabbia che continua a covare da mesi sotto la cenere. I bassi salari, la corruzione del governo, lo strapotere e l’impunità della polizia, la mancanza di prospettive dei più giovani si sono mischiate in un cocktail esplosivo che alla fine è esploso.
I giovani che partecipavano alle grandi manifestazioni che da tre giorni occupano il centro di Atene, intervistati da diversi media, hanno mostrato di non trovare una grande differenza tra il governo di Costas Karamanlis e quello del socialista Giorgio Papandreou. A pochi mesi dalla vittoria elettorale di ottobre, i socialisti stanno nuovamente mostrando il loro vero volto.
Travolto da una situazione economica assai più grave di quanto si aspettasse – i media e gli analisti parlano apertamente del rischio di default, di fallimento per la Grecia – Papandreu ha promesso una serie di misure economiche e sociali degne di un governo neoliberista di quelli che hanno imposto sacrifici, tagli e privatizzazioni negli anni ’80 e ’90 in Europa e nel resto del mondo. Sono state dimenticate le promesse ai lavoratori del porto del Pireo, sono congelati parzialmente i salari mentre continuano a crescere le tasse e non si escludono nuovi sacrifici.
E, soprattutto, alla rabbia sociale l’esecutivo oppone la nuova dottrina della 'tolleranza zero' del ministro dell'interno Michalis Chrisochoidis, che ai giovani, ma anche alla sinistra, appare come una ''militarizzazione del conflitto'' fatta di retate e attacchi contro gli anarchici ma anche contro il movimento giovanile e il dissenso.
La polizia è ancora nuovamente accusata di soprusi, tanto più che il processo contro gli assassini di Alexis è stato rimandato da dicembre al 20 gennaio e spostato lontano da Atene, in una piccola località tenuta segreta.
«La Grecia è in preda da tempo a una crisi sistemica, che non riguarda solo l'economia, ma anche le istituzioni e la loro credibilità, la politica rappresentativa nel suo insieme. L'uccisione del ragazzo ha solo messo a nudo questa crisi», sostiene Takis Fotopoulos, economista e filosofo politico.
E domenica si è rischiata una nuova tragedia, quando un poliziotto delle cosiddette Delta Force alla guida di una motocicletta si è lanciato a folle velocità in mezzo ai giovani che manifestavano in Piazza Syntagma, a pochi passi dal Parlamento, investendo in pieno un'attivista 50enne militante del Partito dei Lavoratori che è stata ricoverata in gravi condizioni - varie fratture e trauma cranico - in un ospedale della capitale.
E la tensione è destinata a salire dopo che i media greci hanno diffuso la notizia che agenti in borghese e incappucciati dei reparti speciali (Mat) hanno coadiuvato la polizia nella repressione delle manifestazioni di ieri a Chania, Creta.
E' evidente da un video diffuso dall'emittente TVXS nel quale si vedono chiaramente uomini con gli stessi cappucci indossati solitamente dagli anarchici affiancare la polizia durante una manifestazione ieri per l'anniversario dell'uccisione del giovane Alexandros Grigoropoulos. Nel video si ode la folla di studenti insultare i poliziotti mascherati definendoli ''nazisti incappucciati'' e ''assassini''.
Sempre oggi si è venuti a sapere che le forze di sicurezza greche stanno ricevendo il sostegno di intelligence e logistico delle forze di Scotland Yard e di altri uffici della sicurezza britannica. Evidentemente l'esplosione sociale greca preoccupa anche gli altri governi europei.
Via
http://toscana.indymedia.org/article/697
Questa mattina c’è stata una manifestazione di studenti medi davanti al carcere di Koridallos, con pesanti cariche e scontri.
Una buona notizia è che i 22 compagni del Resalto sono tutti liberi per decisione della magistratura, visto che il presidente del municipio di Keratsini (dove si trova lo spazio sociale autogestito) ne rivendica la legittimazione e denuncia l’abuso di potere compiute dalle forze dell’ordine durante il raid. Ieri in piazza è scesa buona parte della Grecia: cortei a Mitilene, Lefkada, Paros, Larissa, Rodi, Chania, Iraklion, Kalamata, Katerini, Zante, Tripoli, Samos, Volos. A Kozani comune occupato. Salonicco brucia!
Via
http://baruda.net/2009/12/08/atene-al-te
(malgrado il "pessimismo" dell'intervistatore, che certamente non va incoraggiato)
Tutte le forze repressive che scatenerete contro di loro non riusciranno a fermarli. E saranno sempre più liberi.
Si riaccende la rivolta greca, la polizia è violentissima [+comunicato]. Oggi a processo gli italiani arrestati
Disordini sono scoppiati ad Atene (due manifestanti feriti gravi) e Salonicco durante il primo giorno dell’anniversario dell’omicidio di Alexis. Dalla capitale il comunicato dal Politecnico Occupato
> Retate preventive nella giornata di ieri, decine di arresti tra cui cinque italiani
Apprendiamo dalle agenzie che di stampa che i cinque, quattro uomini e una donna, saranno processati oggi per direttissima. Militanti anarchici, sono comparsi oggi davanti ad un magistrato, assistiti da un avvocato messo a disposizione dell’ambasciata e alla presenza del console. Convalidato l’arresto: tra le ipotesi di reato violenza a pubblico ufficiale e devestazione di beni pubblici. Durante il fermo sarebbero stati sequestrati cappucci e bastoni
Brutalità della polizia durante le manifestazioni per commemorare il primo anniversario dell’assassinio di Alexandros Grigoropoulos [quindicenne ucciso a freddo dalla pallottola di un poliziotto ad Exarcheia, quartiere popolare di Atene, ndZic]. Oggi c’è stata una operazione di polizia caratterizzata da barbarie e da violenza contro i manifestanti in tutta la Grecia. Sotto gli ordini dei socialisti la violenza della polizia ha lasciato decine di feriti.
Ad Atene la marcia di protesta convocata alle 13:00 a Propilei è stata attaccata dalle forze di polizia anti-sommossa, prima ancora di partire. I manifestanti hanno lottato erigendo barricate di fuoco e costringendo la polizia a ritirarsi con l’utilizzo di pietre. I manifestanti anche occupato la sede rettorale dell’Università di Atene nel Propilei, ammainando la bandiera greca e sostituendola con una bandiera nera. La marcia s’è poi diretta verso piazza Omonia, dove degli scontri hanno avuto luogo e alcuni negozi sono stati distrutti e dati alle fiamme. A piazza Syntagma forze di polizia motorizzate (il team Delta) caricano i manifestanti, lanciando anche delle pietre contro i compagni. Per via dell’orgia di violenza poliziesca, un membro anziano del Partito Rivoluzionario dei Lavoratori-trotzkista (EEK) è stato segnalato essere in gravi condizioni a causa delle lesioni riportate; gravemente ferita anche un’anziana militante. Al momento sono 60 i manifestanti fermati dopo questa carica.
A Salonicco, il corteo di 3.000 manifestanti è stato caricato dagli agenti anti-sommossa con lacrimogeni e bombe assordanti. Da lì sono iniziati gli scontri. La polizia ha circondato circa 200 manifestanti al di fuori del Ministero di Macedonia e Tracia, ma sono stati liberati dal resto del corteo. La notte precedente, la polizia ha fatto irruzione nel Politecnico di Salonicco arrestando 8 persone. Secondo fonti di polizia, gli 8 avrebbero attaccato l’Expo internazionale con delle molotov.
A Larissa, il corteo di protesta è stato caricato dalle forze anti-sommossa. Durante gli scontri che ne sono seguiti, sono state distrutte delle telecamere a circuito chiuso, lanciate pietre ed erette barricate.
> Un nostro lettore ci invia una traduzione del comunicato (pubblicato in inglese qui) diffuso in nottata dal Politecnico Occupato di Exarcheia, Atene, attorno al quale intorno a mezzanotte continuava il botta e risposta tra le molotov dei rivoltosi e i lacrimogeni della polizia:
Dato che i media non dicono niente, lo faremo noi.
Dato che i ministri non dicono niente, lo faremo noi.
Il raid in stile militare dello Spazio Anarchico “Resalto” in Keratsini.
Uno spazio di intervento e di contro-informazione che, come tutti gli spazi di lotta, mai ha nascosto la sua animosità contro gli atti di repressione e la sua solidarietà ai repressi, apertamente e pubblicamente.
L’arresto, la notte stessa, di tutti coloro che erano riuniti a sostegno dei compagni in una piazza vicina e in seguito, in tutto il municipio di Nikaia, così come quelli che si sono riuniti un anno dopo, presso il luogo dove assassinarono Alexis Grigoropoulos.
… Qualcosa di fastidioso per il ministro.
l’occupazione poliziesca di Atene, i 13.000 sbirri, le perquisizioni, il blocco intorno al Politecnico, la loro ansia di reprimere la manifestazione del 6 dicembre.
… Ma il ministro sarà molto più infastidito.
Il piano dell’intimidazione che ha messo in pratica è destinata a fallire.
I colleghi dei poliziotti assassini che sciamavano oggi ad Atene non han causato alcuna paura, hanno provocato solo rabbia.
Gli arresti dei compagni e le accuse pesanti contro di loro non provocano goffaggine, hanno acceso la solidarietà.
Gli attacchi agli spazi, alle occupazioni e ai luoghi della lotta non produrrà alcun isolamento, ma maggiore tenacia e rabbia.
Nessun ostaggio in mano agli assassini!
Libertà ai 22 compagni imputati di Resalto e ai 43 compagni solidali che sono sotto processo in questo momento al tribunale del Pireo!
Libertà ai 12 arrestati di Exarcheia, nello spettacolare montatura delle forze di polizia (…)
Risposta di massa agli assassini, i pestaggi, gli arresti, le bugie dei media
Perderannno la scommessa del consenso sociale
> Aggiornamenti no-stop in inglese, foto e video su OccupiedLondon
http://www.zic.it/si-riaccende-la-rivolt
Salvo poi chiudere gli occhi e tapparsi la bocca per la mattanza alla Diaz e Bolzaneto, al canto di "faccetta nera" .
Dedicato a chi contrasta il potere dei media con il potere dei media
Dedicato a chi vuole solo difendere la democrazia e le istituzioni di questo Paese. Salvo poi sconfessare il tutto dopo un tot di tempo perchè "sì è vero che è stato eletto dalla maggioranza e in democrazia funziona così ma per questa volta facciamo un'eccezione, è andata male e poi...ricominciamo, e che dio ce la mandi buona!".
Dedicato a chi glielo doveva ricordare Spatuzza, perchè prima non si sapeva. E comunque ancora è tutto da verificare.
Dedicato a chi si nasconde dietro un dito e per giustificarsi si dice talmente certo che questo sia il sistema migliore da volerlo esportare a tutti i costi: morti, morti, morti, morti ...e costi quel che costi!
Dedicato a tutti gli "I have a dream" di un nobel per la pace: 30.000 soldati in più in Afghanistan.
Dedicato a chi difende il bene comune, ma poi sulla privatizzazione dell'acqua non dice una parola.
Dedicato a chi difende la costituzione "però":
Sugli immigrati si può soprassedere, tanto sono tutti clandestini che vanno rimbalzati (e mica solo su FB) o rinchiusi una volta arrivati in Italia (ma anche dopo vent'anni, perchè no). Tutti, tranne quelli che servono a pulire il culo ai nostri vecchi.
I lavoratori possono rimanere senza lavoro, i più fortunati continuare a morirne candidamente, mentre i fortunatissimi possono addirittura essere ammazzati dal padrone in persona.
Se l'Italia ripudia la guerra, allora diciamo che lo facciamo a fin di bene e la mettiamo in bella mostra anche al Motor Show.
Dedicato a chi difende lo Stato dai cattivi che non si adeguano. Solo che se si chiama "mafia" un pò ci faccio accordi e un pò la combatto (sia mai riuscisse a governare in proprio).
Se si chiamano fascisti, me li cresco in seno che tanto un lavoretto per loro si trova sempre. Anche al governo, perchè no.
Se si chiamano...non si fa in tempo a chiamarli e a capire se poi sono davvero cattivi che li fanno volare giù dalla finestra.
Dedicato a chi non ci difende da uno Stato che non si processa mai e poi dice che "lo Stato siamo noi".
Dedicato al popolo civile, mentre tutti gli altri, me compresa, sono bestie.
Dedicato a chi ha creduto che qualcosa doveva e poteva essere fatto, a quelli che non hanno fatto in tempo a farlo e a quelli che, nonostante tutto, ci credono ancora.
da qualche chiacchiera ero venuta a conoscenza di un certo "B-day".
E così pensavo si chiamasse perchè coloro che me ne accennavano dimenticavano di specificare il "No". Così era solo un "c'è il B-day", "vado al B-day", "il piddì forse non viene al B-day ma secondo me sbaglia perchè ci vanno tutti e non esserci è un grave errore politico..." (l'ultima frase rimane così perchè nel frattempo me n'ero andata).
C’è chi crede che dire “io sono contro un uomo” e non “io sono” non sia da esseri pensanti liberi.
Io mi trovo d’accordo, perciò la cosa mi faceva pensare che siamo a pagina zero
e vedevo la questione con un certo distacco fino a quando...
non ho letto questo
e mi si è presentato sotto gli occhi un mondo a me totalmente lontano...a partire da FB, perchè partiva da FB.
Di link in link ho visitato il sito multimediale dedicato all'evento: una struttura potentissima.
La sensazione è stata quella di soccombere di fronte a qualcosa che era più grande di me e di quanto i miei 5 sensi (più 1) possano sostenere senza perdere il controllo.
Si dice che Obama le abbia vinte così le elezioni...brividi.
Mi è tornato alla mente un vecchio articolo su un certo psicologo americano, un guru per cui la pace è un brand grazie alla tecnologia della persuasione.
la pace è un brand
la pace è un brand
la pace è un brand
…
non riesco a farmene una ragione, e tutto questo mi sembra estremamente pericoloso.
Ripenso ai banchetti auto-organizzati, ai piccoli opuscoli auto-prodotti, ad una semplice scritta su un muro...e a tutte quelle piccole cose che ti accendono un'idea, un'idea che non sarà mai un brand se vuol essere libertà.
ricevute non molto tempo addietro al C.S.O.A. Angelina Cartella di Reggio Calabria.
La gente del territorio si mobilita per una manifestazione contro l'apertura dei cantieri del ponte sullo Stretto e, puntuali, arrivano le minacce. E che minacce...(in fondo al link, per rendersi conto).
Non sapessi fare 1+1, cadessi dal pero or ora senza sapere che questa è la prassi, penserei ad una coincidenza.
Ma noi ci facciamo intimorire? Nooooo! Cambiamo forse idea per delle rivendicazioni che riteniamo sacrosante? Nooooo!
A noi interessa la vita, mica la morte.
Ancora una volta solidarietà al Cartella e...dicevamo?
Luigi Sturniolo - Rete NO PONTE
Nel corteo contro il ponte sullo Stretto organizzato l’otto di agosto avevamo messo al primo posto della piattaforma rivendicativa la richiesta di riconvertire le risorse destinate al ponte nella messa in sicurezza sismica ed idrogeologica del territorio. Alle prime piogge d’autunno (che causarono frane a Letojanni e chiusura dell’autostrada Messina-Catania), una settimana circa prima del disastro del primo ottobre, avevamo dato agli organi d’informazione un documento intitolato “La terra, l’acqua, il fuoco” nel quale lanciavamo l’allarme sui rischi cui si andava incontro a causa della mancata cura del territorio e dell’assenza di politiche di prevenzione.
[...]
Oltre mille persone hanno sfilato per le strade di Torre Faro in un corteo infrasettimanale che dà continuità al percorso e alla battaglia che tutti quanti insieme stiamo conducendo da tanti anni ormai e che si è concluso con un’assemblea in piazza con parecchi interventi. Tra questi, il più toccante è stato quello di una rappresentante della comunità di Scaletta Zanclea colpita dall’alluvione. Invitiamo tutti a lavorare adesso per la migliore riuscita della manifestazione nazionale contro il ponte che si svolgerà il 19 dicembre a Villa San Giovanni.

Il giorno dopo l’alluvione che ha colpito la zona sud di Messina e la riviera jonica la ministra Prestigiacomo e il capo della Protezione Civile Bertolaso aggiungevano ulteriore disperazione e rabbia nei paesi distrutti dalle frane sostenendo che la causa di quanto successo andava addebitata all’abusivismo.
Il giorno successivo il premier Berlusconi, dopo aver sorvolato per pochi minuti le aree colpite dal disastro, esponeva la propria ricetta, preconfezionata visto che non aveva a supporto nessuno studio o indagine scientifica: i paesi colpiti non potevano essere messi in sicurezza, bisognava costruire delle “new town”. “Modello L’Aquila” era l’espressione più gettonata. In conferenza stampa [anzi, «punto stampa», come lo chiamò per giustificare il rifiuto di concedersi alle domande dei giornalisti] annunciò che si impegnava per una cifra vicina al miliardo di euro.
A due mesi dal disastro non sono arrivate neanche le briciole di quanto promesso, la politica delle new town si è dimostrata assolutamente non desiderata dai diretti interessati e, soprattutto, non c’è neanche l’ombra di un piano serio di uscita dall’emergenza.
Pochi giorni dopo il disastro il ministro Matteoli dichiarava che il crono programma della costruzione del Ponte sullo Stretto era confermato. Nei giorni successivi la presa di posizione veniva rinforzata da ulteriori pronunciamenti, tra i quali quelli del premier, fino all’annuncio della posa della prima pietra. Sarebbe stato per il 23 dicembre a Villa San Giovanni, si disse. Se non fosse evidente il segnale politico, una tale tempistica potrebbe essere definita quantomeno frettolosa. Ed, in effetti, in molti considerarono quelle dichiarazioni offensive, considerando il momento ed il bisogno di risorse per l’emergenza che si avvertiva.
Dello stesso segno, peraltro, era stato il comportamento del governatore della Sicilia Lombardo che da una parte annunciava l’impegno di 20 milioni per l’emergenza alluvione e dall’altro chiariva che la Regione Siciliana avrebbe partecipato alla ricapitalizzazione della Stretto di Messina Spa per 100 milioni di euro.
Il movimento contro il ponte si batte da tempo per la messa in sicurezza sismica e idrogeologica del territorio. La manifestazione dell’otto agosto, che ha visto sfilare per le strade di Messina migliaia di cittadini siciliani e calabresi, riportava questa rivendicazione come primo punto della piattaforma. Da quando è avvenuto il disastro con ancora più insistenza chiediamo che le risorse destinate al Ponte vengano utilizzate perché vengano fatti gli interventi necessari affinché si impedisca il ripetersi di tali tragedie.
Più di una volta ci siamo sentiti dire che i soldi stanziati per il ponte non si possono stornare in quanto fondi europei (lasciando in sospeso l’equivoco che fossero fondi stanziati dall’Europa per il Ponte).
In realtà, si tratta di fondi Fas [Fondi europei per le aree meno sviluppate] che i governi possono utilizzare per quelle iniziative che servano a riattivare meccanismi economici virtuosi.
E’ di questi giorni la notizia che il miliardo messo in finanziaria per il Ministero per l’Ambiente e finalizzato al piano per la difesa del suolo [un miliardo per tutta Italia è evidentemente una cifra assolutamente non adeguata alle necessità) è ricavato dai Fondi Fas, a dimostrazione del fatto che non risponde a vero il fatto che i fondi destinati al Ponte sullo Stretto (che hanno appunto stessa natura] non possano essere riconvertiti per la messa in sicurezza del territorio.
Martedì 1 dicembre il movimento contro la costruzione del Ponte sullo Stretto manifesta a Torre Faro alle 18 per chiedere che i soldi della mega-opera vengano utilizzati per la sicurezza del territorio. Si tratterà di un’iniziativa che ha un chiaro valore simbolico in quanto fissata a due mesi dal giorno dell’alluvione e nei luoghi dove vorrebbero far sorgere il pilone messinese del Ponte. Si tratterà di una mobilitazione a carattere cittadino che avrà anche la finalità di preparare la manifestazione nazionale contro il ponte che si svolgerà a Villa San Giovanni il 19 dicembre.

Del Ponte sullo Stretto di Messina se ne parla da decenni e non si è mai fatto nulla; più che altro, da decenni si oliano con parsimonia i meccanismi del clientelismo con profumati denari pubblici.

[...]
Continua a leggere su
http://www.liberareggio.org/2009/12/01/s
e troverai tutto quello che serve per informarti e diffondere!
Io, se fossi ragazzo, gli porterei la chitarra,
lo seguirei dovunque va,
lo sentirei cantare nelle piazze.
(Ignazio Buttitta)
Ve lo ricordate Pino Veneziano?
Quello che serviva ai tavoli del Lido Azzurro?
Aveva grandi mani per suonare la sua vecchia chitarra
e una gran voce potente per cantare la storia degli ultimi della terra.
Ma come? Non ve lo ricordate?
Certo. Pino Veneziano non era famoso come Dalla o De Gregori.
Quel cameriere che lavorava a Selinunte non è apparso mai in tv con le sue canzoni.
Chi capiva il suo dialetto siciliano tagliente come un coltello? I lavoratori siciliani innanzitutto.
Altro che ipnosi televisiva!
Quando cantava la sua canzone su Piazza della Loggia diceva che gli autori della strage erano “gran figli di troia”.
Così. Semplicemente.
Nelle piazze e nelle manifestazioni regalava la sua musica che a volte diventava inno rivoluzionario.
Diceva che il padrone non serve. Senza mezzi termini.
Chissà se oggi potesse cantare di questa nuova generazione di potenti cosa direbbe.
Vogliamo scommettere? Non basterebbe il bollino rosso della censura per tenerlo a freno!
E se anche oggi gli fosse impedito di dire la sua sulla mafia, i dittatori e i governi truffaldini attraverso i media,
anche oggi avrebbe il suo piccolo pubblico ai tavoli del Lido Azzurro
e tra un bicchiere e l’altro ci racconterebbe come vanno le cose.
Tutti quelli che hanno avuto la fortuna di ascoltarlo a Selinunte negli anni ’70
o di avere il suo unico disco - Lu Patruni è Suvecchiu - sono testimoni
dell’esistenza di un grande autore italiano che è giunto il momento di riconoscere e far conoscere ovunque.
Allora, ve lo ricordate Pino Veneziano?
Quello che cantava ai tavoli del Lido Azzurro?
(Rocco Pollina)
http://www.pinoveneziano.altervista.org/






